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Conta dei carboidrati e terapia insulinica

La conta dei carboidrati nasce per pianificare il pasto e la terapia insulinica di chi è affetto da diabete. Consiste nel calcolare la quantità totale di carboidrati assunti in un pasto e determinare l’esatta dose di insulina da somministrare.

Il razionale è quello di somministrare l’esatta dose di insulina necessaria alla metabolizzazione dei carboidrati assunti. Dosi di insulina maggiori alle necessità possono causare ipoglicemia, al contrario dosi insufficienti possono causare iperglicemia. Per farlo occorre calcolare quanti carboidrati si assumono visto che la glicemia è influenzata prevalentemente da questi nutrienti.

Imparare il metodo è semplice, ma è bene farsi seguire da un esperto all’inizio.

Numerosi studi scientifici dimostrano l’efficacia di questo metodo nel raggiungimento degli obiettivi glicemici prefissati garantendo grande adattabilità allo stile di vita del paziente.

Riconoscere i carboidrati

Saper individuare gli alimenti che contengono carboidrati è il primo passo per una corretta pianificazione.

Esistono due tipi di carboidrati:

  • semplici, come il fruttosio (contenuto nella frutta) o il glucosio, hanno sapore dolce e vengono assimilati molto velocemente dall’organismo, contribuendo ad un’aumento glicemico rapido;
  • complessi, costituiti a loro volta da catene di zuccheri semplici uniti tra loro, come ad esempio l’amido contenuto nei cereali, nei legumi e nelle patate; per poter essere assimilati devono essere prima scomposti e digeriti, di conseguenza, vengono assorbiti più lentamente, e la glicemia cresce in maniera più lenta ma più a lungo nel tempo.

Glucosio

È il più diffuso e importante tra gli zuccheri semplici. Si trova nel succo di molti frutti (uva, ciliegie, susine…), si usa molto nei prodotti di pasticceria industriale e riveste una particolare importanza perché è proprio dal glucosio che le cellule dell’organismo traggono la maggior parte dell’energia necessaria alla loro vita.

Fruttosio

È lo zucchero tipico della frutta (da cui il nome) ed è abbondante anche nel miele. Ha un sapore più dolce del glucosio e viene utilizzato soprattutto nell’industria conserviera e dolciaria.

Saccarosio

È il comune zucchero da cucina, ricavato soprattutto dalla barbabietola e dalla canna da zucchero. È  formato da una particella di glucosio e una di fruttosio legate tra loro.

Lattosio

È lo zucchero presente nel latte dei mammiferi ed è costituito da una particella di glucosio e una di galattosio, uno zucchero semplice
Amido
È un carboidrato complesso, costituito da un gran numero di particelle di glucosio, legate tra loro a formare delle catene. Si trova nei vegetali, che lo accumulano soprattutto nei semi, e per l’uomo rappresenta  il più importante carboidrato alimentare perché ne sono ricchi molti alimenti di largo consumo come il pane, la pasta, il riso e le patate.

Cellulosa

Anche la cellulosa è un carboidrato complesso, contenuto in tutti i vegetali, dei quali costituisce la parte fibrosa. A differenza degli erbivori, però, il nostro organismo non riesce a digerirla e la elimina senza assimilarla.

Glicogeno

È il carboidrato di riserva degli organismi animali, dove si trova immagazzinato soprattutto a livello del fegato.

Maltosio

Disaccaride presente nella birra.


Determinare la quantità di carboidrati negli alimenti

In questa fase occorre utilizzare delle tabelle o delle app che aiutino determinare il contenuto di carboidrati negli alimenti.

Clicca qui per vedere la tabella INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).

Le tabelle solitamente riportano i carboidrati disponibili per 100 grammi di parte edibile, cioè la parte priva degli scarti che effettivamente si mangia.

Per poter contare in maniera attendibile i carboidrati occorre partire dalla giusta quantità di alimento. All’inizio può essere utile usare una bilancia da cucina per poi imparare a riconoscere la misura ad “occhio”.
In caso di alimenti confezionati, è bene leggere attentamente le etichette.


Stabilita la quantità di alimento che si intende mangiare occorre fare il seguente calcolo:

Sommando i risultati di tutte le pietanze di un pasto si ha una stima attendibile della quantità totale di carboidrati di un pasto.

Calcolare la quantità di insulina

Occorre calcolare quante unità di insulina sono necessarie per metabolizzare la quantità di carboidrati assunta.

Per fare questo calcolo è necessario conoscere il proprio rapporto insulina/carboidrati, ovvero quanti grammi di carboidrati sono metabolizzati da un’unità di insulina. Questo dato è individuale e deve essere stabilito insieme al proprio diabetologo in maniera empirica.

Può capitare di dover adeguare la dose di insulina se si riscontra una glicemia troppo alta prima di un pasto. Per calcolare la quantità supplementare di insulina a quella già prevista occorre calcolare il cosiddetto fattore di sensibilità. Esso si ottiene dividendo un numero fisso (1500 per chi usa l’insulina rapida o 1800 per chi usa l’analogo) per il numero totale di unità giornaliere (la media). Il valore ottenuto rappresenterà la quantità di calo glicemico espresso in mg/dl ottenibile aggiungendo un’unità di insulina.

Attenzione: le informazioni presenti in questa pagina sono a puro scopo divulgativo, prima di procedere a qualsiasi variazione terapeutica è bene affidarsi al proprio medico curante.

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